venerdì 19 settembre 2014 | 01:45

Mobilità politica

Caro Matteo, due cose su royalty e patto di stabilità
Il Quotidianodella Basilicata
#Potenza2014

di MARCELLO PITTELLA

Caro Matteo, due cose su royalty e patto di stabilità

Caro Matteo, mi rivolgo a te con una lettera dal tono informale, sapendoti amico personale e politico, ma al tempo stesso leader di partito e uomo di governo attento più alla sostanza dei problemi ...

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POLITICA

Un paesologo per l'Europa
Intervista a Franco Arminio

Il poeta irpino è candidato nella lista Tsipras

di ANTONELLO GRASSI

Un paesologo per l'Europa
Intervista a Franco Arminio

Franco Arminio

LA chiamano lista Tsipras perché, alle prossime elezioni europee, sosterrà la candidatura di Alexis Tsipras, il leader di Syriza (partito greco di sinistra radicale), alla presidenza della commissione Ue. Il suo programma, detto in soldoni, consiste nel rivendicare la fine delle politiche comunitarie improntate all’austerità e la sospensione dei trattati europei che stanno strangolando i Paesi del Mediterraneo. Finora, in Italia, se n’è parlato soprattutto a proposito delle difficoltà che ne hanno caratterizzato l’esordio. Hanno fatto rumore, in particolare, le polemiche legate alla scelta dei candidati, polemiche che hanno provocato già una spaccatura nel gruppo intellettuali che s’è fatto promotore della lista italiana. E sì, perché una delle caratteristiche del nuovo soggetto politico sta nel fatto che tra i suoi ispiratori e candidati figurano alcuni tra i più brillanti maitres a penser della sinistra eretica italiana (vedi Barbara Spinelli), accanto a scrittori e giornalisti che si sono segnalati, negli anni del berlusconismo, per la loro intransigenza (vedi Curzio Maltese). Tra i candidati al Sud (nelle circoscrizioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria) c’è Franco Arminio. Poeta ed esperto di paesologia, una disciplina fa lui stesso fondata, Arminio confessa di sapere poco di Tsipras. “Se ho accettato di candidarmi – afferma – è perché mi è stata assicurata la massima libertà di espressione. Del resto il lavoro che da anni svolgo nelle regioni del Sud è noto. Fare politica in un partito che ha tra le sue ragioni il riscatto del Mezzogiorno è per me una ulteriore opportunità. In fondo si tratta di continuare a svolgere il lavoro che porto avanti da anni: promuovere nei paesi del Sud la consapevolezza che un futuro è possibile, ed è possibile proprio perché la società meridionale è molto più ricca di quanto si creda comunemente. Non molti se ne sono accorti, ma il Mezzogiorno è in movimento. Si parla soltanto di criminalità e corruzione, ma non si fa caso ai mille focolai di crescita sociale, intellettuale, produttiva, disseminati a macchia di leopardo in Basilicata, in Puglia, in Calabria, nella stessa Campania…”.

Insomma, Arminio: un paesologo prestato alla politica…,ma ci spiega che cosa è la paesologia e come è nata?

E’ una lunga storia. Vede, io sono irpino ma mi considero un cittadino dell’Appennino perché vivo in quell’area montagnosa che sta al confine tra Campania, Puglia e Basilicata. All’indomani del terremoto dell’80 dalle mie parti era tutto un viavai di scrittori e giornalisti. Venivano a vedere quel che succedeva nelle aree colpite dal sisma. Io li portavo in giro, raccontavo loro un sacco di cose, ma poi i resoconti che venivano fuori non c’entravano nulla con la realtà di quei paesi. E così nel 2000 ho deciso di intraprendere un viaggio lungo tutti i paesi terremotati. Volevo dire come stavano veramente le cose. Ne venne fuori un libro, “Viaggio nel cratere”, nel quale, per la prima volta, mi presentai come paesologo, un termine che ho inventato io, prima non esisteva. Quel libro ne sortì molti altri. E attorno a questi testi crebbe una comunità che mi seguiva. Cominciarono gli incontri pubblici, i festival. Come quello di Aliano, che è ormai diventato un appuntamento fisso di agosto e che calamita sempre più persone: intellettuali e contadini, professionisti e artigiani, giovani e anziani, tutti accomunati da una nuova coscienza dell’esser meridionali.Tutto questo per dire che io non vedo alcuna discontinuità tra il mio lavoro di paesologo e quello di politico.

Ma conoscere bene la realtà di piccoli paesi è sufficiente per fare politica?

Ho detto paesologo, non paesanologo. Il paesanologo - ce n’è uno in ogni contrada -, è quello che si occupa delle tradizioni locali, del folklore. Il paesologo, invece, si interessa di come è un borgo e di come potrà diventare. E’ uno che, girando per i paesi, trova dolore, tristezza, desolazione e tuttavia indica una via di riscatto. Cerca di calamitare le energie che ci sono. Perché il Sud non è fatto soltanto di ombre. Ci sono tante luci che vanno messe in rete. Insomma: io conosco bene i luoghi di cui parlo. Non dovrebbe essere così anche per un politico? E continuerò a battere i paesi del Sud perché l’ho sempre fatto, perché fa parte della mia vita, e mica perché sto in campagna elettorale.

E com’è questo Sud che lei conosce così bene?

C’è un Sud interno, quello che io amo di più e che chiamo il Mediterraneo interiore.  Il problema è che questa parte del Mezzogiorno non riesce ad entrare in collegamento con il Mediterraneo delle coste. E viceversa. Napoli e Bari non arrivano a capacitarsi che esistono la Lucania e l’Irpinia, e queste ultime, invece,  dovrebbero rendersi conto di non essere fuori dal mondo, che il mare è a un passo. Io dico che dovrebbe esserci una sartoria dei luoghi. Occorre ricucire aree che, per ragioni geografiche e storiche, non si guardano, non si parlano. Vede? Io, ad esempio non so cosa è successo stamattina in Lucania, perché i giornali locali hanno una diffusione che raramente valica i confini regionali.

E che cosa pensa della Lucania?

Lo sa che spesso, in rete, quando mi citano, scrivono: lo scrittore lucano Franco Arminio? Io non perdo neanche tempo a precisare, per me scrittore lucano va benissimo. In parte lo sono. Anche se, come le dicevo, mi considero un cittadino diffuso. Ma in Basilicata ho tanti amici, ci vengo spessissimo e ci sto per lunghi periodi. E non soltanto per il festival di Aliano. Sono sempre in contatto con attori come Rocco Papaleo, scrittori come Andrea di Consoli, musicisti come Rocco di Rosa, e tanti altri. Mi piace il paesaggio della Lucania, mi piace il fatto che qui c’è l’unico lembo d’Italia in cui si trovano ancora tracce d’arcaico. Odio la modernità incivile, quella che ha allignato in tutto il Sud. E qui, se ce n’è, ce né poca. Poi, è vero, ci sono tanti problemi. Ma i problemi spesso sono opportunità. In Lucania si lamentano del calo demografico. Dicono sempre: siamo pochi, qui non c’è nessuno. Ma la verità è che non sono pochi i lucani, sono troppi gli altri. Vedi Napoli. In realtà in Lucania c’è un rapporto ideale tra qualità del territorio e residenti. Certo, ci sono le difficoltà legate all’orografia del territorio: ma quelle sono risolvibili da una buona politica. Mi creda, la Lucania non è un coacervo di problemi, ma un serbatoio di speranza. Non è la Calabria. Due mondi diversi, anche se si toccano…

E che cosa pensa della politica lucana?

So poco dell’attuale situazione politica regionale, però conosco Vito De Filippo, l’ex governatore. L’ho difeso quando la Regione finì sotto inchiesta e lo faccio anche adesso, litigando se necessario. Come è successo col mio amico Marco Travaglio. Sono certo che De Filippo sarà un ottimo sottosegretario alla Sanità, perché conosce bene il Sud ed è un politico colto. Sa? Non è che ce ne siano tanti. Con lui, poi, ho un rapporto personale che rivendico. E sono sicuro che farà bene, perché vuol dissipare le ombre che, a torto o a ragione, sono calate sul suo operato in Regione. E dico di più: per la Basilicata è un bene che ci sia uno come lui, uno che conosce il suo territorio, al Governo. E poi saranno i fatti a dargli ragione o torto. Tuttavia c’è una cosa della politica lucana che non ho mai capito, ed è la ragione per la quale non viene adeguatamente sfruttata la risorsa del petrolio. Perché la comunità locale non si ribella? Perché i giornali non fanno una campagna? Occorerebbe un movimento che facesse pressione sul governo. Altro che royalty. Le multinazionali fanno profitti a sei zeri e qui lasciano una miseria.

Che fa, ora? Mi difende l’estrazione del petrolio?

Io sono il primo ambientalista. E un cultore, non sospetto, del paesaggio. Ma mi lasci dire che non sono affatto d’accordo con chi sostiene che il petrolio è la rovina della Lucania. Francamente mi sembra una esagerazione. Io, la Lucania, l’ho girata in lungo e in largo. E le dico che non c’è bisogno di andare in Campania o in Calabria, basta fare il confronto con tante altre aree verdi del centro nord per rendersi conto che la quantità di paesaggio incontaminato della Basilicata è ancora enorme, per fortuna. Ma bisogna non essere lucani per rendersene conto.

Lei difende De Filippo, però il Governo…

E’ ovvio che non mi piace, ma questo è un altro discorso. Non mi piace, soprattutto, perché nella politica del Governo è totalmente assente il Sud. Ma, a dire il vero, è tutta la politica italiana, Grillo compreso, a essere dominata da una totale incomprensione di quel che si muove nel Mezzogiorno. Vedono il Sud come problema, punto e basta. Non viene esercitata un’attenzione intelligente. Non c’è il minimo sforzo di capire cosa succede nel bene e nel male…

Quindi tocca alle amministrazioni locali imporsi. Alla Giunta regionale lucana, per esempio. Come giudica il successore di De Filippo?

Non ho elementi. Quel che posso dire è che il tessuto politico e sociale della regione è fondamentalmente sano. Certo, per gli amministratori è troppo facile usare certi privilegi, ma questo accade ovunque. In ogni caso, se dovessi dare un giudizio del lavoro della Giunta attuale mi baserei su altre cose. Sulle risposte che vengono date in materia di petrolio, ambiente, di lavoro. E’ su questo che un amministratore locale va giudicato. Se poi capita che un politico fa un po’ di clientelismo, io non mi scandalizzerei…

Difende il clientelismo?

Sì, perché c’è anche un clientelismo buono. Se un politico lascia che il cittadino si avvicini, faccia delle richieste, e lo ascolta cercando di risolvere un problema dov’è lo scandalo?  Il Sud sconta ancora gli effetti di una società che è stata feudale fino a pochi anni fa: quando c’erano i galantuomini, e al cafone non era permesso di parlare con il barone. Bisogna anche rileggerla la storia del mezzogiorno. Non è che tutto il clientelismo è negativo. Anzi, se un politico va incontro alla richiesta di un cittadino,  nell’ambito della legalità e del rispetto delle norme, fa il suo mestiere. Purchè non venga meno alla capacità di avere una visione complessiva dei problemi regionali. E scandalizzarsi è un puro esercizio di retorica se non di ipocrisia.

Cosa pensa dell’Europa?

Non sono un esperto di economia, ma è evidente che l’euro funziona a vantaggio della Germania. E poi contesto l’impostazione politica  tutta monetaria di Bruxelles. Una società non è fatta soltanto di meccanismi economici, è fatta anche di affetti. Ci sono i beni materiali e quelli relazionali. E sono soprattutto questi ultimi a contare. Da questo punto di vista il Sud ha molto da dire. Perciò bisogna spostare il baricentro dell’Europa verso Sud. L’asse storico della civiltà non ruota attorno a Francoforte, ma attorno a Matera, Atene, Creta. Dobbiamo smetterla di pensare a noi meridionali come a un mondo residuale. Ma io sono ottimista. Vedo un Sud che comincia a essere indipendente dalla politica, che si emancipa, che non sa che farsene di assistenzialismo, che comincia a credere nei luoghi in cui abita. Che se ne infischia delle mafie. Un Sud laborioso, altro che scansafatiche, come dimostra il fatto che i nostri emigrati hanno costruito mezzo mondo. E noi dobbiamo essere orgogliosi di essere meridionali.

venerdì 14 marzo 2014 09:38